una pezza, sempre una pezza, mai un vestito vero

Autostrade per l’Italia sconsiglia di mettersi in viaggio verso Roma: “Tutta l’area della capitale – si legge in una nota – è interessata da diffusi allagamenti che condizionano pesantemente la circolazione, sia sulla viabilità principale sia secondaria. Per tale motivo e su segnalazione della polizia stradale l’accesso a Roma è al momento sconsigliato da tutte le provenienze stradali e autostradali”.

Questa è l’Italia che non previene, al più avvisa per dire che non è colpa sua, come fosse possibile che la Capitale resti isolata. Il tempo speso sulla legge elettorale non è confrontabile con quello utilizzato per rendere l’Italia più sicura. Sono cose diverse, ma la distanza è incommensurabile. Se poi la proposta deve venire dal nuovo che si vede in parlamento, col grillismo dell’insulto permanente, il pretesto, il vuoto oltre il protagonismo per occupare scena, spazi e le tanto fintamente aborrite tv, non c’è speranza. Riscrivere l’agenda della politica e dell’amministrazione del Paese, è cosa seria e questo è il nuovo che manca.

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novembre sardo

Messe a posto le paure per chi mi è caro, con una risposta ad un sms, la tragedia sarda ha assunto in me altre dimensioni: la commozione, la rabbia, la tristezza, il ricordo. Il ricordo ho cercato di cacciarlo perché conoscere i luoghi fa sparire la tragedia. Però le persone restano e la tristezza per le morti assurde e inutili diventa ancora più acuta. Solo la rabbia di ciò che è stato devastato e che si preparano a devastare è un lavacro salutare, tocca a i sardi togliersi di dosso questa cappa che oscura la cultura e la fierezza di un popolo che è tutt’uno con il suo territorio. Tocca a loro, qui ci sarà solo partecipazione, ma non basta.

attese che s’assottigliano

Me lo sono detto a marzo: questo congresso del pd sarà dirimente. Di cosa? Dei suoi scopi, della sua politica, del futuro che propone agli Italiani, della visione del mondo, dell’economia e dei diritti. E invece è diventato altra cosa. Questo misura la differenza tra attese e realtà, tra domande esplicite e risposte. La questione è nel metodo e nei fini di questa politica, ma questi sono tecnicismi per chi analizza, la verità è che a fronte di una domanda di cambiamento si propongono risposte confezionate, raccontini, anziché dibattito. Il congresso non dirimerà e con fatica e costanza bisognerà riprendere a raccontare la propria differenza. 

vi diranno, anzi ve lo dicono da tempo

Vi diranno, anzi ve lo dicono da tempo, che il debito del Paese si accumula sulla sanità, sulle pensioni, sull’assistenza. Non credetegli. E’ cresciuto sui privilegi, sui diritti millantati, sugli sprechi, sul clientelismo. Mentre gran parte dei cittadini faceva il suo dovere, lavorava, studiava, non cedeva dignità, altri guardavano, ridacchiavano e incassavano lo stipendio. Lo stipendio di essere parte di un consenso, di una casta, di un potere che toglie diritti vitali e non affronta i privilegi. Non un problema è stato risolto, la qualità del vivere peggiora, si sono aggiunti anni alle vite spegnendole, perché servivano consumatori più che produttori, servi più che uomini liberi.

il sessantottino sta finendo

Sta finendo l’era dei sessantottini, non del ’68, che è un capitolo sociale aperto e incompiuto. Per motivi anagrafici, vanno in pensione quelli che hanno utilizzato per sé quella temperie sociale. Solo dalla politica fanno fatica ad andarsene, ma usciranno anche da lì perché non hanno nulla da dire e questo paese è fermo per la loro insipienza. Non hanno saputo, voluto, dare spazio ai sogni, stretti nella morsa tra una realtà molto meno libera che nel ’68 e la possibilità di modificarla, si sono bloccati. C’è sempre una gioventù tradita che preme dentro, qui si aggiunge la consapevolezza che una possibilità di cambiamento è stata buttata.

tra monti

Ieri ho risentito il tono lamentoso e implacabile di Monti, che per oltre un anno ha scandito sacrifici a colpire sopratutto gli indifesi. Epigono di un cerchio ferreo di finanza internazionale, ha ogni giorno chiesto il conto e, insieme alla Fornero, ha ridimensionato la vita attuale e futura della stragrande maggioranza degli italiani, non i privilegi dei soliti. Oggi altri nomi, fanno lo stesso e mi sono chiesto se sopportare queste voci note, non faccia male all’anima, portando via la voglia di fare e d’immaginare vite differenti. Monti, è un furioso ferito, usato dalla politica più furba. Si credeva al di sopra di essa, adesso è lì a testimoniare il fallimento suo e nostro.

del pdmenoelle non rimarrà neppure il ricordo – aggiunge Grillo – Renzi …che ora si candida a premier… non aveva perso le primarie? Questi hanno la faccia come il culo”

Visto che la fine del mondo è rinviata, le cose cominciano a chiarirsi:i grillini presenteranno una loro proposta di governo. E’ già un passo avanti, perché spero si entrerà nel reale. In vista di future convergenze sulle cose, non so cosa pensino ora le persone di sinistra che hanno votato Grillo. Continuo a credere che, per cambiare l’Italia, ci sia bisogno della spinta di chi non vuole più la vecchia politica, io ho votato Bersani, ma questo non significa che mi vada bene sentirmi chiamare faccia come il culo. Il rispetto in politica, a partire dai cittadini, è una novità dirompente. Se si vuole usare, bene, altrimenti pazienza: nemici come prima. 

 

cortesie tra amici

Non bisognerebbe mai dare poesie agli amici: imbarazzano. Neppure testi lunghi non richiesti, siano saggi o racconti, perché costringono a leggere. Non bisognerebbe riempire le case di acquerelli o fotografie non domandate. Dire ciò che si fa per sé, ma poi lasciar chiedere. Se non viene chiesto è semplicemente perché non interessa, ed è già un giudizio espresso. L’interesse è una dimensione della curiosità, in ogni rapporto d’amore c’è curiosità. E sopravvalutazione. Gli amici vanno lasciati stare, se chiedono si risponde, altrimenti è meglio siano come sono. E’ il loro essere che è un giudizio su di noi, su come ce li siamo scelti.

 

piccoli default

Ci sono fallimenti che si possono ribaltare, altri che ti mettono di fronte a te e sai che è un capitolo chiuso. Non importa se siano essenziali o meno, anzi quasi mai lo sono perché altrimenti le conseguenze sarebbero definitive, però sono pezzi di vita buttati, in cui il positivo non pareggia i conti. E ciò vale ancor più quando si è scelto di dirsi la verità, di non seppellire le paure nella rincorsa dell’attimo. Quasi sempre ciò che scatena la consapevolezza è qualcosa che sembrava controllabile e distante. Si apre un flag ed un torrente di analisi, riesami, conclusioni si palesa. Poi la fatica sarà rimettere assieme, ritrovare un progetto, una speranza.

la necessità della simmetria

La qualità dei rapporti tra persone esige la simmetria: ti posso dare un poco di più di quello che mi dai, ma non per sempre. Se non accade, subentrerà la stanchezza perché l’asimmetria consuma molta energia emotiva, perché genera il confronto e quindi la misura della risposta ricevuta, perché l’insoddisfazione porta al pessimismo sul futuro del rapporto. Molte relazioni si esauriscono così, anche se continuano a sperare tra sofferenza ed incomprensione, poi virano nell’insoddisfazione verso la chiusura. Era il loro destino perché superato il crinale dell’asimmetria lo sforzo per tenerle in piedi sarebbe stato troppo alto.